Rilevato che: in giro per il web si vede sbocciare un variopinto florilegio di teorie complottiste circa l’aggressione subita dall’attuale premier in data 13 dicembre 2009, in base alle quali l’aggressione sarebbe una montatura ordita dallo stesso diabolico presidente del Consiglio.
Ritiene che: sia ora di informare i sostenitori più o meno consapevoli delle sopracitate teorie che esiste una precisa definizione clinica per lo stato di coscienza evidenziato. Trattasi di psicosi.
Detto così può sembrare brutale, perfino offensivo. D’altra parte non si sa più come prenderle, certe argomentazioni. All’inizio se ne sorride. Poi, con una discreta dose di sgomento ci si rende conto del fatto che i principi guida del ragionamento (quasi in senso perciano) sui quali sono edificate le teorie dei complottisti paiono mutuati da romanzetti che dovrebbero costituire, al massimo, fonti di svago. E invece diventano veri e propri ‘nuovi organi’ (stavolta in senso baconiano).
Sicché, ci pare utile ricordare almeno un principio del metodo di indagine investigativo, con l’auspicio che esso possa ricondurre – se possibile – la questione dalla sconfinata distesa dell’immaginario al più prosaico e, se vogliamo, scialbo orizzonte del reale.
Si dice, investigativamente parlando, che in presenza di un crimine - e in assenza della leggendaria pistola fumante, possibilmente in mano ad assassino reo confesso - la prima cosa da cercare sia il movente. Ora: se qualcuno vede un movente da qualche parte, è pregato di farcelo sapere. Perché francamente Berlusconi di moventi per orchestrare una falsa aggressione a sé stesso non ne aveva nemmeno un quarto di milionesimo.
B. gode di una solida maggioranza tanto alla Camera quanto al Senato. Dimostrazione? Basta guardare quello che succede, invece di perdersi dietro le ‘reveries’. Mica sempre, basta farlo ogni tanto. B. può permettersi il lusso di appellarsi con tranquillità ad un meccanismo che suscitava nei precedenti governi di centrosinistra più o meno la stessa reazione dell’acquasanta sulla ragazzina indemoniata de L’Esorcista: il voto di fiducia. Ricordiamo en passant, che il vecchio Prodi due volte l’ha chiesto, costretto dagli eventi, e due volte - nonostante il segno della croce e mezz'ora di Pater Noster - l’ha perso, finendo inevitabilmente col dimettersi. Berlusconi può chiedere la fiducia come e quando gli pare, su quasi (e sottolineo quasi) tutto. Con la sicurezza aritmetica di vincere. Ultimo esempio, in ordine di tempo, la Finanziaria.
Oltre alla maggioranza parlamentare, Berlusconi godeva - già prima dell’aggressione - di ampissimo consenso popolare. Sondaggi di più parti (non solo delle sue) alla mano, per ogni antiberlusconiano avvelenato ci sono almeno due elettori regolarmente votanti che esprimono preferenza per Berlusconi. Quella di un Berlusconi in crisi, un Berlusconi spinto ad estremi rimedi perché ridotto allo status di belva messa all’angolo dalla sollevazione popolare, spiace dirlo, è una fantasia erotica di onda-violisti e ultravioletti scollegati dalla realtà. Tant’è che il principale partito di opposizione, il Pd, perfettamente consapevole dell’assoluta vacuità delle sue conseguenze politiche, ha dato al No-B Day un avallo puramente formale, lasciando che seguire il corteo mescolate alla folla fossero, piuttosto che personaggi di primo piano, le figurine Panini del centrosinistra.
E che la straordinaria, mastodontica, monocromatica manifestazione di piazza dei più fieri oppositori del premier si è rivelata essere, dal punto di vista delle ripercussioni sul Governo, esattamente quello che il sottoscritto – povero scemo del villaggio, naturalmente – in altro luogo aveva definito con le seguenti parole: l’apostrofo rosa davanti alle parole “sti cazzi”.
Per farla breve di movente, che poi sarebbe la cosa più importante, non c’è traccia.
Un’altra cosetta che dovrebbe far riflettere i complottisti è che non c’è traccia nemmeno di quelle che dovrebbero essere le conseguenze della presunta cospirazione. Se tu – seconda persona generica, non un “tu” specifico – fossi interessato a organizzare un complottastro per passare da martire, magari faresti in modo che il tuo aggressore sia identificabile in maniera piuttosto netta con i tuoi osteggiatori politici, in particolar modo con quelli più radicali.
A diverse ore dai fatti, invece, delle preferenze elettorali del Tartaglia (che, sarà bene tenerlo a mente, non vanno a Di Pietro e/o alla sinistra ‘estrema’ ma al blandissimo Pd) non si sapeva niente.
Per converso si sapeva che Tartaglia era (ed è) uno psicotico in cura da 10 anni al Policlinico di Milano, con tanto di psichiatra di riferimento e cartella clinica che all’apparenza potrebbe essere confusa con un volume della Treccani.
Berlusconi martire della "Basaglia". Come no.
Nel caso – sospettando una manipolazione – ci si chiedesse la provenienza delle informazioni sul conto di Basaglia, le suddette vengono da Armando Spataro, procuratore generale Antiterrorismo di Milano, per anni stretto collaboratore di Francesco Saverio Borrielli e attualmente dirigente dell’Anm (Associazione Nazionale Magistrati), organo di cui tutto si può dire tranne che simpatizzi per Berlusconi (presente le polemiche infuocate tra B. e l’Anm sulle presunte ‘toghe rosse’?).
Spataro è stato il primo incaricato delle indagini, il primo a interrogare Tartaglia dopo il fermo e il firmatario dell’ordine di arresto del lanciatore di duomi. A diffondere per prime le informazioni sull’aggressore sono state, nell’ordine, le seguenti testate:
1) Tg La7 (emittente che fa capo a Telecom Italia Media, controllante Telecom Italia, Ad Franco Bernabé, ovvero concorrente diretto Mediaset nel segmento digitale terrestre);
2) SkyTg24 (editore Ruperth Murdoch, non propriamente considerabile come ‘amicone’ di B., il quale ha aumentato l’Iva sugli abbonamenti televisivi dal 10 al 20%, costringendo la piattaforma di Murdoch ad aumentare i prezzi e, di conseguenza, a perdere sottoscrizioni);
3) La Repubblica (editore Carlo De Benedetti che, se la memoria non mi inganna, dovrebbe essere quello che ha portato in giudizio B. e al quale B. deve 750 milioni di euro di risarcimento. Sì. Mi pare che sia proprio lui).
Poi: nell’eventualità in cui tu, presidente del Consiglio che sta sul cazzo a parecchia gente decidessi, per una ragione impenetrabile a qualunque forma di pensiero razionale, di organizzare una falsa aggressione ai tuoi danni, è probabile che (non essendo un pirla) lo faresti in una situazione decisamente più controllata di quella in cui ha avuto luogo la faccenda. Magari ti faresti tirare una bottiglia. Magari ti faresti dare un pugno, come in effetti pareva, sulle prime, che fosse successo. Al limite ti prenderesti una vecchia e sana legnata su un ginocchio. Difficilmente ti faresti tirare una statuetta da un paio d’etti lordi abbondanti in faccia. Un tantino troppo rischioso. E magari lo faresti in pubblico, sì, ma non a mezzo metro da centinaia di persone. Perché anche l’obiezione possibile dei complottisti lisergici in base alla quale la miniatura del Duomo sarebbe stata di gomma piuma o polistirolo o roba simile, è piuttosto risibile. Mettiamo che, data la vicinanza, qualcuno se ne fosse accorto lì per lì. Tu (sempre il tu generico) l’avresti rischiata la figura di merda in diretta? E perché? E qui torniamo al punto di partenza: non c’è un movente. Spiace, non regge. Detto in termini un po’ più formali: troppe variabili in gioco. E anche qui c’è un “ah”: il moto rettilineo uniforme, invocato per dimostrare che la traiettoria della statuetta sarebbe ‘sospetta’, si realizza solo nel vuoto. In assenza di gravità e di attrito. Non serve una laurea. Basta il primo liceo (classico). O la terza liceo (scientifico).
Vedi che dimenticavo qualcosa? Il fazzoletto nero spuntato “per magia” nelle mani della guardia del corpo non è un fazzoletto. È la cravatta di Berlusconi.
Vedi che ne dimenticavo un’altra? I tempi di coagulazione del sangue variano a seconda della conta piastrinica del soggetto. Io la cartella clinica di B. non la conosco. Voi sì?
Vedi che ne dimenticavo una terza? Il taglio sullo zigomo non è menzionato come ferita profonda, men che mai come ferita rilevante. Può tranquillamente essere un’escoriazione. Si parla, nella diagnosi, di generiche lesioni “lacero-contuse”, di nessuna particolare entità. A determinare la “copiosa perdita ematica” è stata la frattura del setto nasale.
Vedi che ne dimenticavo una quarta? B. gira sempre col medico personale al seguito da quando, qualche anno fa, ebbe un collasso durante un congresso di Forza Italia.
Riassumendo, si favoleggia intorno a un complotto che vedrebbe coinvolti e cospiranti, nell’ordine: Berlusconi, il pm Spataro, Franco Bernabè, Ruperth Murdoch, un centinaio (o migliaio) di testimoni oculari (tutti corrotti, è evidente), Zangrillo (primario di Medicina del San Raffaele di Milano, sicuramente corrotto pure lui, si sa, del resto è il medico di B.), il personale del San Raffaele stesso, inclusi infermieri, Bersani che gli ha fatto visita, Fini vedi-precedente, e un’altra vagonata di individui. E tutto questo perché? Senza motivo. Così. Tanto per.
Ad occhio e croce, l’unico tassello mancante, nella ricostruzione della cospirazione -come da Manuale del Perfetto Complottista - è un elemento di assoluta rilevanza: i marziani. Navette spaziali, alieni (il plurale è d’obbligo, secondo Ruggeri sono cinque o sette o nove tipi diversi), qualche agente della Cia, vertici militari dell’Area 51, il fantomatico Priorato di Sion. Dimentico qualcosa? Ah, sì. Il Papa. Aggiungiamo questi personaggi e stiamo a posto.
Lo sfregio del rasoio di Ockham sarebbe completo.
Chi lo avvisa Dan Brown per scrivere il romanzo?
***
P.s. Una volta, quando ero più giovane e fumantino, a sentire l’espressione “colpo di stato” associata a uno qualunque dei governi Berlusconi (e qui mi tocca, a scanso di equivoci ribadire che: NON sono mai stato un berlusconiano) mi saliva il cane sulla schiena. La trovavo una delle cose più vergognosamente offensive, lesive della memoria individuale e storica di tutte le vittime di tutti i veri colpi di stato, e dei loro familiari. Oggi sono un po’ più grandicello. Un po’ più sgamato. Quando capita, mi limito a sorridere e annuire sarcasticamente.
Perché, a meno che la cosa non sia avvenuta mentre ero voltato, in effetti, mi pare il caso di rilevare che, per quanto B. possa starci sugli attributi genitali, negli ultimi 15 anni non lo si è visto sfondare le porte di Palazzo Chigi alla testa di una colonna di panzer. Insomma, forse sarebbe il caso di ricordare che “colpo di stato” è un’espressione che stona vagamente quando viene riferita a uno che ha regolarmente vinto le elezioni per tre volte, e quando non le ha vinte se n'è stato al posto suo nei banchi dell'opposizione.
A meno che l’espressione “colpo di stato” non abbia assunto significati dei quali non sono al corrente. Mi toccherà controllare sul dizionario, sull’enciclopedia.
Aspettare un po’, che vedo.
No.
Non l’ha fatto.
P.p.s. Una nota di colore: confido nel fatto che un giorno qualcuno di buon cuore, un’anima pia, mi rivelerà come uno che per tutta la sua carriera da poliziotto, commissario e magistrato non ha mai fatto mistero delle sue più-che-vaghe simpatie destrorse, uno insomma che - a voler usare un aggettivo abusato – incarna perfettamente, nei gesti e come nelle parole, il fenotipo dello squadrista fascistoide, sia potuto diventare l’icona-paladino-crociato-santosubito della sinistra.
Parlo di Di Pietro.
Al quale, per inciso, parole sue, candidamente proferite in diretta tv e mai rinnegate, fu offerto il ruolo di Ministro degli Interni da Berlusconi nel ’94. Unico motivo del rifiuto, sempre parola di ADP: richiesta di Francesco Saverio Borrielli, il quale riteneva ‘inopportuno’ che un magistrato si desse alla politica. È proprio il caso di dirlo: “Esistono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”.
P.p.p.s. Eventuali curiosi interessati a sapere quali guru, tribuni della plebe, giustizialisti televisivi et cetera siano stati alle dipendenze dell’attuale presidente del Consiglio, troveranno probabilmente buffo o per lo meno interessante il fatto che tra gli ex-stipendiati di B. ci siano anche il pluri-censurato Michele Santoro (conduttore su Mediaset di Moby Dick verso la metà degli anni ’90) e la pop star Marco Travaglio, editorialista de Il Giornale, quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi, dal 1988 al 1994. Quando si parla di ‘cattivi maestri’.

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